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Intervista- Giorgio Pagliari

pagliariGiorgio Pagliari è il più giovane esordiente in prima squadra della storia crèmisi. E' entrato in campo negli ultimi venticinque minuti della sfida contro il Trodica a 15 anni e 7 mesi, battendo ogni record. Anche quelli degli illustri congiunti, il padre Giovanni e lo zio Dino, che hanno iniziato la loro felice carriera a 16 anni ormai compiuti: a Tolentino tutti si augurano che sia l'inizio di una nuova, bella, storia di calcio. Giorgio è un centrocampista - mezzala ma gioca anche da regista - e dal babbo (ora allenatore) non ha ripreso il ruolo ma l'intelligenza calcistica. E la personalità. Quella con cui è entrato in campo al "San Francesco",  in un momento delicato della partita e della stagione del Tolentino, dimostrando di avere tutte le carte in regola per far parte del gruppo allenato da Aldo Clementi, nonostante sia solo un classe 1999. La società era stata chiara nel chiudere il discorso mercato di riparazione. "Nessun acquisto in entrata, abbiamo i ragazzi del vivaio da far giocare. Il nostro progetto punta ad ottenere risultati tramite la valorizzazione dei prodotti del settore giovanile e mister Clementi è il miglior allenatore possibile per portare avanti questo obiettivo", avevano detto i vertici del sodalizio tolentinate. E i fatti parlano da soli. Pagliari ha sottratto il record al compagno Ripa (esordio a marzo 2014, 16 anni e un mese) ed è l'undicesimo prodotto della "cantera" ad aver giocato in prima squadra durante la stagione.
Giorgio, raccontaci l'emozione che hai vissuto ieri.
«E' stata una sensazione bellissima, sono davvero contento. Non pensavo di entrare in campo in una partita così delicata, in un momento importante e fondamentale della gara. Ero pronto, ovviamente

sapevo che mancavano alcuni giocatori a centrocampo e, una volta che il mister mi ha chiamato, ho cercato di dare il massimo. Ero molto emozionato prima di entrare, pian piano sono riuscito a pensare solo a giocare».
E lo hai fatto con personalità. Sei quindi soddisfatto della tua prestazione.
«Sì, a livello personale è andato tutto bene, mi dispiace solo che non siamo riusciti a vincere, lo meritavamo».
E questo record? Che effetto fa sapere di essere il più giovane ad aver esordito con la maglia della squadra della tua città?
«Mi ha avvertito il direttore (Roberto Chiavari, ndr) nella serata di domenica scorsa ed è stata davvero una bella soddisfazione. Sono molto orgoglioso e fiero di vestire questi colori. Ho cominciato a giocare al Tolentino e mi sono sempre trovato benissimo. Le strutture sono ottime, faccio parte di una squadra fortissima e con i miei compagni (gli allievi, ndr) siamo in testa al campionato. Più di così non posso proprio chiedere».
La differenza che hai notato fra settore giovanile e prima squadra. Cosa cambia radicalmente, cosa rimane invariato.
«Con i grandi c'è un altro ritmo e un'altra intensità. Inoltre posso allenarmi accanto a gente del calibro del capitano Minopoli che mi aiuta tantissimo: è il vero punto di riferimento per tutti i giovani come me. A livello personale non cambia molto, soprattutto per il mio ruolo. In ritiro giocavo davanti alla difesa, ora da mezzala dove mi trovo meglio perchè posso essere più incisivo in fase offensiva. Decide il mister dove mettermi, io sono sempre a disposizione. La cosa che, invece, rimane uguale è la professionalità di chi sta intorno alla squadra: l'organizzazione è la medesima, sempre curata nei minimi particolari».
Infine, cosa ti ha detto tuo padre Giovanni? Era allo stadio domenica scorsa?
«Sì, babbo c'era. E' stato molto contento e mi ha fatto i complimenti. Mi da tanti consigli e io cerco di apprendere ciò che mi dice. Mi ha trasmesso la passione per questo sport e di questo gli sarò per sempre grato».

 

                                                                                                                                                                                                       Ufficio stampa U.S. Tolentino 1919

 

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